Spirito di Adattamento: Come Sopravvivere e Crescere in questo mondo frenetico
- Matteo Farina
- 9 minuti fa
- Tempo di lettura: 5 min

"Non sono uno di quelli che ha avuto una vita facile, e probabilmente neanche tu."
La differenza è che ad un certo punto ho smesso di combattere contro i cambiamenti.
Ho iniziato ad adattarmi a loro, e questo ha cambiato tutto.
In questo articolo ti spiegherò come ho imparato a sviluppare il mio spirito di adattamento nel corso dei miei 40 anni.
Troverai anche una potente metafora che ho elaborato personalmente.💪
Quindi non perdiamo altro tempo e...
Adattiamoci!
Darwin aveva ragione, ma non nel modo in cui pensi.
"Teo, quindi stai dando ragione a Charles Darwin?"
Risposta:
"Praticamente sì, ma in versione moderna."
Sopravvivere oggi non significa più fuggire da un predatore felino pronto a sbranarci.
Significa sopravvivere alla società (Bollette e tasse incluse.)
Il principio è lo stesso di 200.000 anni fa: si adatta chi sopravvive, non chi è più forte.
Ma il campo di battaglia è cambiato, e quindi dobbiamo cambiare anche noi.
Esperienze Personali e adattamenti vari
Ho 40 anni.
E in questi 40 anni ho dovuto reinventarmi più volte di quante riesca a contare.
Prima reinvenzione: il bullismo.
Dalla seconda elementare fino alla prima superiore presi molti Calci, sputi, spintoni e umiliazioni.
Non è finita perché i bulli si sono stancati, ma perché ho deciso di cambiare me stesso.
"Ho adattato il mio modo di stare al mondo."
(Se vuoi sapere come è andata davvero, ho scritto un articolo intero su questo: Siamo Buoni o Cattivi? La Mia Esperienza potrebbe esserti Utile)
Seconda reinvenzione: il primo lavoro.
2004.
Appena finita la maturità trovai subito posto in una ditta serigrafica grazie ad amici dei miei genitori.
Per la prima volta capii cosa significa essere indipendente finanziariamente.
Tutto molto bello, ma durò solo 3 mesi.
La mia poca esperienza rallentava quella piccola ditta di 5 persone.
Non mi rinnovarono il contratto e fu una botta colossale per la mia autostima.
Ma mi adattai anche a quello.
Terza reinvenzione: il mobbing.
Anni dopo in un supermercato per animali, due colleghe mi rendevano ogni giornata un inferno.
Cercai di adattarmi ma stavolta non ce la feci: non ero ancora abbastanza forte.
Così mollai il colpo.
E anche quella fu una forma di adattamento: riconoscere i propri limiti del momento.
(Anche su questo ho scritto un pezzo dedicato: Come riconoscere il Mobbing sul posto di lavoro)
Quarta reinvenzione: il lavoro attuale.
Sono operatore laser in carpenteria metallica da 10 anni.
Team multinazionale, dinamiche complesse, sfide continue.
Ed è qui che nella mia testa è balenata la metafora più potente che abbia mai elaborato, e te la spiego nel paragrafo qui sotto.
La Spiaggia di Sassi 🏖️
Prova ad immaginare questa scena:
Ti sdrai di schiena su una spiaggia di sassi.
Male, vero?
La schiena sei Tu, e i sassi sono il posto in cui ti trovi.
Il luogo ti piace ed è una spiaggia: c'è il mare e c'è il sole.
Ma quei sassi lo rendono insopportabile.
Non puoi spostarli tutti.
Non puoi andartene.
E allora cosa fai?
Inizi a muovere le scapole lentamente.
Scavi nei sassi un millimetro alla volta, finché quel pezzo di spiaggia non prende la forma della tua schiena.
In quel momento stare sui sassi non fa più male: Ti sei Adattato.
Quando ho elaborato questa metafora, mi sono guardato indietro e ho capito che l'avevo già fatto inconsapevolmente decine di volte.
Nel lavoro.
Nelle relazioni amorose.
In alcune amicizie dell'epoca.
Nel 2024 la vita mi ha presentato il conto più salato: un lutto in famiglia che ha ribaltato tutto.
Burocrazia da gestire da zero.
Una mamma di 80 anni da accudire, senza patente.
Una vita nuova da costruire.
Ho scavato nei sassi anche lì e ho ancora le cicatrici.
Ma sono ancora qui più forte che mai!

Come si sviluppa lo spirito di adattamento
"Ok Teo, ma non tutti hanno lo stesso spirito di adattamento. Qual è la soluzione?"
Ottima domanda...
La verità è questa: lo spirito di adattamento non è un talento con cui si nasce.
È un muscolo che si può allenare, e come tutti i muscoli, più lo usi più diventa forte.
Ecco dunque come ho imparato a farlo e come puoi farlo anche tu:
1. Accetta che il cambiamento è inevitabile.
Non "potrebbe arrivare."
Arriverà Sempre.
Il problema non è il cambiamento.
È la resistenza al cambiamento.
Ogni volta che ti opponi a qualcosa che non puoi controllare, stai sprecando energia preziosa.
2. Distingui cosa puoi controllare da cosa non puoi.
I sassi della spiaggia?
Non li puoi spostare tutti.
Ma puoi scegliere come muovere la tua schiena.
Questa distinzione cambia tutto.
Concentrati su quello che dipende da te.
3. Impara dai fallimenti, non nonostante essi.
Il licenziamento dopo 3 mesi?
Mi ha insegnato che la fretta di "fare bene" a volte rallenta.
Il mobbing?
Mi ha insegnato dove sono i miei limiti e che riconoscerli non è debolezza.
Ogni sasso che hai dovuto affrontare ti ha dato qualcosa.
Anche se sul momento non lo vedevi.
4. Costruisci la tua identità attorno alla resilienza.
Non "sono uno che subisce."
Non "sono uno che non molla mai" (a volte mollare è la scelta giusta).
Ma: "Sono uno che trova sempre un modo."
Questa frase cambia la prospettiva, te lo posso assicurare!
Ogni volta che la ripeti, stai programmando il tuo cervello ad cercare soluzioni invece di rimuginare sui problemi.
5. Adattati ai tempi, non arrenderti a essi.
Guarda cosa sto facendo su questo blog.
Il mondo è cambiato con l'intelligenza artificiale.
Potevo ignorarla.
Potevo combatterla.
Ma ho scelto di integrarla.
Io scrivo le mie esperienze di vita, ovvero quelle che nessuna AI potrà mai replicare.
Lei mi fa risparmiare ore sulla parte tecnica: grafiche, post, pubblicazioni.
Non ho un team.
Non ho un webmaster.
Faccio tutto da solo.
Adattarsi è stata la chiave vincente. Ancora una volta.
La cosa più difficile dell'adattamento
Te la dico chiara: Il momento più difficile non è quando sei nel mezzo della tempesta.
È prima.
È quel momento in cui capisci che devi cambiare qualcosa.
In cui il vecchio modo di fare le cose non funziona più.
In cui devi lasciare andare qualcosa di familiare anche se fa male, per fare spazio a qualcosa di nuovo.
Quel momento lì è il vero test.
Perché il cervello odia il cambiamento e preferisce il dolore noto al benessere ignoto.
È una questione di neuroscienze: il cambiamento attiva l'amigdala, quella parte del cervello che urla "PERICOLO!"
Ma ecco la cosa bella: Ogni volta che superi quel momento, diventi un po' più forte.
Un po' più flessibile.
Un po' più... adatto.
Conclusione: i sassi non spariranno
La vita continuerà a metterti su spiagge di sassi.
Diversi ogni volta.
Più grandi, più piccoli, più taglienti.
Non puoi scegliere la spiaggia, ma puoi scegliere come muovere la schiena.
Puoi diventare così bravo ad adattarti che i sassi smettono di fare male.
Non perché scompaiono, ma perché tu hai preso la loro forma.
E quella forma, alla fine, è diventata tua.
E tu?
Sei su una spiaggia di sassi in questo momento?
Scrivimi nei commenti, mi interessa sapere come stai scavando. 💪
Ti ringrazio di avermi letto fino a qui e ti aspetto nel prossimo articolo.
Con Affetto
Teo




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