Sogni Premonitori: il Sogno che Non Ho Saputo Leggere
Aggiornamento: 8 ott

Ti è mai capitato di svegliarti con la sensazione che un sogno volesse dirti qualcosa?
Non uno di quei sogni assurdi che dimentichi mentre ti lavi i denti.
Uno di quelli che ti resta attaccato addosso per tutto il giorno.
A me è successo.
E solo molto tempo dopo ho capito cosa stava cercando di dirmi.
Questa è la mia storia.
Dicembre 2023. Natale.
Non so come, ma a un tratto mi ritrovai sul lettino del dentista.
L'operazione era ormai finita, e l'assistente del dentista stava sistemando la sala.
Come tipico dei sogni, le cose mutavano di continuo, come se fosse del tutto naturale.
Dalla porta iniziarono a entrare due infermiere d'ospedale.
La stanza si fece più larga.
Pure il mio umore iniziò a cambiare: provai un magone fortissimo.
Non ero più nella sala del dentista.
Ero, a tutti gli effetti, in un letto d'ospedale.
Mi avevano diagnosticato una brutta malattia, anche se non sapevo esattamente cosa fosse.
Vedevo tutto in prima persona, proprio come nella realtà.
Troppo vero.
A un certo punto, sia le due infermiere che l'assistente del dentista uscirono dalla stanza.
Mi ritrovai solo nel letto, con un'angoscia che non avevo mai provato prima.
Dopo aver rimuginato qualche minuto, tutto iniziò a oscurarsi lentamente.
E allo stesso tempo mi sentii sempre più leggero, come se stessi per fluttuare verso l'alto.
Mi svegliai.
"Teo... non sarà mica quello che sto pensando, vero?"
Se intendi quella brutta cosa... sì.
Ma non riguarda me.
Il sogno andava interpretato, non preso alla lettera
Ed è qui che arriva la presa di coscienza.
I sogni vanno interpretati, non presi alla lettera.
È vero, vedevo tutto in prima persona, come se il protagonista fossi io.
Ma non ero io.
All'inizio del 2023, mio padre fu operato ai denti.
Dovette rifare quasi mezza bocca.
E proprio nel periodo natalizio, quello del sogno, a lui iniziarono a gonfiarsi entrambe le caviglie.
Mia madre se ne accorse e iniziò a farmelo notare.
Lui, però, in quel momento stava bene.
Febbraio 2024. Lunedì sera.
Appena uscito dal lavoro, mi arriva una chiamata di mia madre:
"Matteo, vieni qui da noi che portiamo il papà al pronto soccorso, perché le caviglie non si sgonfiano più da tre giorni."
Passai a prenderlo.
E restammo sei ore in pronto soccorso.
Sei lunghe ore per sentirci dire che, purtroppo, il mio caro papà era destinato...
Iniziò così il calvario.
Quella sera stessa iniziò il ricovero in ospedale.
Il mio caro papà si spense due mesi dopo....Proprio in una stanza d'ospedale.
Il significato di quel sogno, purtroppo, l'ho capito troppo tardi.
E la domanda che mi sorge spontanea è sempre la stessa:
"Anche se fossi riuscito a interpretarlo subito... avrei potuto fare qualcosa per impedire tutto questo?"
Chi lo sa...
(Se senti il bisogno di leggere come ho affrontato il dopo, ne ho parlato qui: Perdere un Genitore: Come ho elaborato il Lutto)
Non sono l'unico (ovviamente e per fortuna)
Di storie sui sogni premonitori ce ne sono a migliaia in tutto il mondo.
Alcune sono così precise da far venire la pelle d'oca.
Mark Twain e il fratello Henry (1858)
Prima di diventare uno scrittore famoso, Mark Twain lavorava sui battelli a vapore del Mississippi.
Una notte sognò suo fratello minore Henry morto, dentro una bara di metallo, vestito con uno dei suoi abiti, con un mazzo di fiori bianchi sul petto e una rosa rossa al centro.
Poche settimane dopo, la caldaia del battello Pennsylvania, dove lavorava Henry, esplose.
Henry morì per le ferite.
Quando Twain arrivò alla camera ardente, lo trovò in una bara di metallo, con il suo vestito addosso.
E mentre era lì, una signora entrò e posò sul petto di Henry un mazzo di fiori bianchi.
Con una rosa rossa al centro.
Lo racconta lo stesso Twain nella sua autobiografia.
Il Titanic (1912)
L'uomo d'affari inglese J. Connon Middleton aveva già il biglietto per il viaggio inaugurale del Titanic.
Circa dieci giorni prima della partenza, fece lo stesso sogno per due notti di fila: la nave rovesciata in mezzo al mare, con passeggeri ed equipaggio che nuotavano intorno.
Non disse niente a nessuno.
Poi un telegramma di lavoro gli chiese di rimandare la partenza.
Disdisse il biglietto.
Il Titanic affondò la notte tra il 14 e il 15 aprile 1912.
La sua storia venne raccolta pochi mesi dopo dalla Society for Psychical Research, con tanto di biglietto, telegramma e testimonianze.
Aberfan (1966)
È la storia che mi ha colpito di più.
Il 21 ottobre 1966, nel paesino gallese di Aberfan, una montagna di scorie di carbone franò sopra la scuola elementare.
Morirono 144 persone. 116 erano bambini.
Tra loro c'era Eryl Mai Jones, 10 anni.
Poco prima della tragedia aveva raccontato un sogno a sua madre:
"Sono andata a scuola, ma la scuola non c'era. Qualcosa di nero era venuto giù e l'aveva coperta tutta."
Dopo la tragedia, lo psichiatra John Barker raccolse decine di testimonianze di persone che dicevano di aver avuto sogni o presentimenti su Aberfan.
Fu così colpito che nel 1966 fondò il British Premonitions Bureau, un vero e proprio "ufficio delle premonizioni" per cercare di prevedere i disastri.
In un anno e mezzo raccolse centinaia di segnalazioni.
Nessun disastro fu evitato.
L'11 settembre 2001
E poi ci sono le storie legate all'11 settembre.
Dopo gli attentati, tantissime persone raccontarono di aver avuto sogni, incubi o sensazioni terribili nei giorni precedenti.
Alcuni ebbero intuizioni vaghe.
Altri videro la scena in modo nitido.
Eamon McEneaney, che lavorava nella Torre Nord, nei giorni prima ebbe incubi di palazzi che crollavano e persone intrappolate tra le fiamme.
Lo ha raccontato la moglie Bonnie in un libro.
Eamon morì quella mattina.
Eppure, nessuno di questi sogni bastò a evitare la catastrofe.
Cosa sono davvero i sogni premonitori?
Qui, ti dico la verità: la risposta non ce l'ha nessuno.
Ma possiamo provare a guardarla da tre angolazioni diverse.
1-Cosa dice il Cervello 🧠
Il nostro cervello non dorme mai davvero.
Mentre sogniamo, rielabora tutto quello che abbiamo visto, sentito e percepito, anche le cose che di giorno non abbiamo notato in modo consapevole.
Le neuroscienze descrivono il cervello come una macchina che fa previsioni: raccoglie indizi e prova a indovinare cosa succederà dopo.
Nel mio caso, gli indizi c'erano tutti.
Un'operazione importante.
Le caviglie gonfie.
Mia madre preoccupata.
Forse una parte di me aveva già messo insieme i pezzi, molto prima della mia parte razionale.
E me l'ha detto nell'unica lingua che conosce di notte: quella dei sogni.
Poi c'è l'altra faccia della medaglia, quella degli scettici.
Ogni notte, nel mondo, si fanno miliardi di sogni.
È statisticamente inevitabile che qualcuno, prima o poi, "ci prenda".
E noi tendiamo a ricordare i sogni che si avverano, e a dimenticare tutti gli altri.
Spiegazione razionale? Sì.
Spiega tutto? Secondo me, no.
2-La fisica: e se il tempo non scorresse come pensiamo?
Qui le cose si fanno interessanti.
Per la fisica di Einstein, passato, presente e futuro potrebbero esistere tutti nello stesso momento, come i fotogrammi di una pellicola già girata.
Pochi giorni dopo la morte del suo amico Michele Besso, Einstein scrisse alla famiglia:
"Per noi fisici convinti, la distinzione tra passato, presente e futuro è solo un'illusione, per quanto ostinata."
Se fosse davvero così...
E se in sogno, per qualche istante, la nostra mente riuscisse a dare un'occhiata ai fotogrammi successivi?
Anche Corrado Malanga, nel suo libro Io e Dio, sostiene che la coscienza non è prigioniera del tempo come lo percepiamo noi.
Ne ho parlato qui: Io e Dio di Corrado Malanga: Recensione
E poi c'è Federico Faggin, l'inventore del microprocessore.
Uno scienziato vero, con i piedi per terra.
Eppure Faggin sostiene che la coscienza non è un prodotto del cervello, ma qualcosa di più profondo, che esiste a un livello più fondamentale della materia, collegato al mondo dei quanti.
Se ha ragione, il cervello non sarebbe la fonte della coscienza... ma il suo ricevitore.
Ne ho parlato qui: Oltre l'Invisibile di Federico Faggin: Recensione
Attenzione però: sono ipotesi, non certezze.
Affascinanti, ma ipotesi.
3-La filosofia: Jung e la sincronicità
Carl Gustav Jung, uno dei padri della psicologia, aveva un nome per queste cose: sincronicità.
Coincidenze così piene di significato da sembrare tutto tranne che casuali.
Per Jung, i sogni erano il modo in cui l'inconscio comunica con noi.
Non con le parole, ma con i simboli.
Ed è esattamente quello che è successo a me.
Il dentista e L'ospedale.
Il protagonista ero io... ma non ero io.
Un simbolo da decifrare, non una scena da prendere alla lettera.
E quella sensazione di leggerezza alla fine del sogno, come se stessi fluttuando verso l'alto...
Mi ha ricordato qualcosa che avevo già vissuto: Esperienza Fuori dal Corpo
Conclusione
Non so se i sogni premonitori esistano davvero.
Non so se sia stato il mio cervello a unire i puntini, la fisica a piegare il tempo, o qualcosa che ancora non sappiamo spiegare.
So solo una cosa: quel sogno lo ricordo ancora come se fosse stanotte.
E per molto tempo mi sono chiesto se avrei potuto cambiare qualcosa.
Forse sì.
Forse no.
Oggi la vedo così.
Quel sogno non è arrivato per farmi sentire in colpa.
È arrivato per prepararmi.
Per dirmi, nell'unico modo che conosceva: "Stagli vicino."
E io, anche senza averlo capito, gli sono stato vicino.
Fino all'ultimo giorno.
Se c'è una cosa che voglio lasciarti, è questa:
Ascolta i tuoi sogni. Non per prevedere il futuro, ma per vivere meglio il presente con chi ami.
Perché il tempo, che sia un'illusione o no, con le persone care non basta mai.
Ok grande, hai letto l'articolo, ma ti consiglio di fare il test qui sotto così potrai scoprire concretamente che rapporto hai con i tuoi sogni, tanto è Gratis!
E tu? Hai mai fatto un sogno che poi, in qualche modo, si è avverato?
Raccontamelo nei commenti oppure nel FORUM.
Ti abbraccio forte.
Con Affetto
Teo





Commenti