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Perché Avrai Sempre dei Rimpianti (e Perché Va Bene Così)

Amici in riva al mare che discutono di rimpianti

"Chiunque ti dica di non avere rimpianti, o mente, o non ha ancora vissuto abbastanza."


I rimpianti non sono un difetto del carattere.


Non sono il segnale che hai sbagliato qualcosa.


Sono la conseguenza inevitabile di essere vivo, e oggi in questo articolo ti spiego perché.


Qui le Mie esperienze personali e le neuroscienze andranno come sempre a braccetto.


Quindi mettiti comodo/a e prenditi 5 minuti di tempo, ne varrà la pena!


Cominciamo!



La trappola della scelta perfetta

Immagina di essere davanti a un bivio.


A sinistra c'è una strada e a destra ce n'è un'altra.



Scegli quella di sinistra.

Fine.


Ma la storia non finisce lì, perché mentre cammini a sinistra, una parte di te continua a chiedersi: “E se avessi preso quella a destra?”


Questo è il rimpianto.


Non è debolezza.

Non è ingratitudine.

È semplicemente il prezzo di avere scelto.


Consultiamo le Neuroscienze 🧠

Ogni volta che prendi una decisione, il tuo cervello non la registra come un evento isolato.


La registra in relazione a tutto quello che non hai scelto.


Esiste un concetto in psicologia cognitiva che si chiama pensiero controfattuale.

In parole semplici: la tendenza della mente umana a immaginare alternative a ciò che è già successo.


“Cosa sarebbe successo se avessi accettato quel lavoro?”

“E se fossi rimasto con quella persona?”

“E se avessi aspettato ancora un po'?”


Non è masochismo: È il tuo cervello che cerca di imparare dai pattern.


Il problema è che questo stesso meccanismo utilissimo per la sopravvivenza, diventa la fonte principale dei nostri rimpianti.


L’amigdala, la parte del cervello che gestisce le emozioni, timbra i momenti ad alta intensità emotiva con un’etichetta fortissima.


Compresi quelli in cui abbiamo scelto, e compresi quelli in cui non abbiamo scelto.


Scegliere significa sempre rinunciare

Qui arriva il punto centrale.


Quello che ho capito con gli anni (e che nessuno mi ha mai detto chiaramente) è questo:

Ogni scelta è, al tempo stesso, una rinuncia.


Non puoi scegliere una cosa senza automaticamente escludere qualcos'altro!


Ogni sì contiene un no.

Ogni porta che apri ne chiude un’altra.


Se scegli quel lavoro, rinunci all’altro.

Se scegli quella città, rinunci a quella vita.

Se scegli quella persona, rinunci a tutte le altre possibilità che avresti potuto esplorare.


Questo non significa che hai sbagliato: Significa che hai scelto.


Il filosofo danese Søren Kierkegaard lo aveva capito quasi due secoli fa quando scriveva:

“Se ti sposi, te ne pentirai; se non ti sposi, te ne pentirai ugualmente.”


Non stava dicendo che il matrimonio fa schifo.

Stava dicendo qualcosa di molto più profondo:

Non esiste la scelta senza rimpianto!



Il costo dell’inazione

C’è però una cosa che ho scoperto ancora più interessante.


Gli studi di psicologia, in particolare quelli di Thomas Gilovich e Victoria Medvec di Cornell, mostrano una distinzione fondamentale tra due tipi di rimpianti:


  • I rimpianti per le cose che hai fatto.

  • I rimpianti per le cose che non hai fatto.


Nel breve periodo, le azioni sbagliate fanno più male.

Ma nel lungo periodo a distanza di anni, a fine vita sono le inazioni a pesare di più.


Non il lavoro che hai accettato e che non andava bene.

Ma quello che non hai nemmeno provato a chiedere.


Non la relazione che è finita male.

Ma quella che non hai mai iniziato per paura.


Non il viaggio che è andato storto.

Ma quello che hai sempre rimandato.


Il rimpianto del “l’ho fatto e non ha funzionato” si elabora. Il rimpianto del “non l’ho mai fatto” resta lì, aperto, senza risposta.


La filosofia del “e se”

“E se avessi scelto diversamente?”



È la domanda più umana che esista ma anche la più inutile a mio avviso, nel senso che non ha risposta.


Perché il “e se” vive in un universo parallelo che non esiste.


Esiste solo quello in cui hai scelto quello che hai scelto.


Con le informazioni che avevi, con la persona che eri in quel momento, con le paure, i desideri, le circostanze di allora.


C’è una cosa che mi ha cambiato il modo di guardare i rimpianti.


L’idea che la versione alternativa di te, ovvero quella che non ha scelto, o ha scelto diversamente, non è detto che stia meglio!


Forse starebbe peggio.

Forse starebbe bene ma in modo diverso.

Forse si starebbe chiedendo esattamente le stesse cose, ma al contrario.


Non puoi saperlo, nessuno può saperlo!


Quello che puoi fare è smettere di trattare il rimpianto come una prova del reato.


Allora Teo, cosa ci facciamo con i rimpianti?

Non ti dirò di non averli, sarebbe alquanto disonesto.


Non ti dirò che bastano tre esercizi di mindfulness per farli sparire.

Sarebbe retorica da coach motivazionale che non sono.


Ti dico invece quello che ho imparato sul campo:

Il rimpianto diventa tossico quando lo lasci diventare identità.


Quando non è più “ho fatto una scelta e mi chiedo come sarebbe andata”, ma diventa “sono una persona che ha sbagliato tutto”.


Lì cambia tutto.


Lì il rimpianto smette di essere un’emozione e diventa una prigione.


La differenza sta in una parola sola: distanza.


Riuscire a guardare le proprie scelte come se le stessi leggendo nella biografia di qualcun altro.


Con comprensione.

Con contesto.

Con la consapevolezza che quella persona, tu in quel momento, ha fatto del suo meglio con quello che aveva.


Una piccola cosa personale che voglio dirti

Nell'agosto del 2023 trascorsi due settimane in Croazia con alcuni miei amici.


A metà vacanza mentre assistevamo ad un fantastico tramonto in riva al mare, iniziammo a parlare dei nostri rimpianti di vita.


Te la faccio breve: Il rimpianto comune fra tutti, fu sempre quello di non essere riusciti a mettere su famiglia prima dei 40.


Certo, essendo quasi tutti quarantenni all'epoca, questa cosa venne a pesare più sulle mie amiche che i miei amici, dato che per loro l'orologio biologico è alquanto spietato.


C'è chi ha provato a costruire una relazione e addirittura a sposarsi, e c'è chi invece ha voluto semplicemente viversela.


Come dicevo nei paragrafi precedenti, una cosa esclude l'altra, e l'altra diventa automaticamente un rimpianto.


Quello che ho imparato personalmente, è che purtroppo alcuni eventi ci accadono e basta.


Siccome non sono un Guru, ma una persona normalissima a cui piace condividere le sue esperienze, ti posso solo dire questo:

"Non abbiamo il controllo di tutto e non lo avremo MAI.

Possiamo solo cercare di fluire al meglio con questo fiume in piena chiamato VITA."


Conclusione

I rimpianti non sono il nemico.


Sono la prova che hai vissuto.

Che hai scelto.

Che hai rischiato qualcosa.


Chi non ha rimpianti non ha scelto niente: Ha lasciato che la vita scorresse senza mai metterci le mani dentro.


Il problema non è avere rimpianti.

Il problema è credere che siano la prova di aver sbagliato tutto.


Non lo sono.

Sono semplicemente il prezzo del biglietto.


Il prezzo di essere stati abbastanza coraggiosi da scegliere.

E questo, secondo me, vale ogni rimpianto del mondo. 💪


E tu? Ti fai condizionare dai rimpianti, oppure accetti la tua condizione attuale?

Mi piacerebbe sentire la tua opinione qui sotto nei commenti.

Io ti ringrazio per avermi letto fino a qui e spero di ritrovarti nel mio prossimo articolo.

Alla prossima!

Con Affetto

Teo


Matteo Farina, autore di questo Blog
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